Le radici del declino

La notizia della chiusura dell’Istituto di Studi Filosofici di Napoli mi dà lo spunto per una riflessione amara.

Sono assolutamente convinto che la cultura, anche quella per definizione inconcludente come la filosofia, vada preservata e conservata.

Premesso questo, la conservazione degli originali di Benedetto Croce mi fa un po’ ribollire il sangue. Si può infatti far risalire a lui l’inizio dell’atteggiamento antiscientifico che ha pesantemente influenzato la politica prima, ai suoi tempi, e si è espanso oggi a tutta la nostra società.

Le sue (di B.Croce) parole: “Le scienze hanno ceduto alla filosofia il privilegio della verità. I loro concetti non hanno niente a che vedere con la meditazione del vero” [lo disse qui].

Anche all’estero ci sono stati filosofi che hanno attaccato la scienza, ma lì sono stati bilanciati da una tradizione scientifica consolidata e dall’assenza, o dalla presenza meno ingombrante della chiesa.

Il risultato è che per la gerontocrazia che ci governa il massimo della tecnologia sono i telefoni cellulari e la televisione digitale, evoluzioni di invenzioni che hanno abbondantemente superato il mezzo secolo una e il secolo l’altra, in pratica innovazioni di quando loro erano bambini e che li hanno fortemente impressionati.

Per il resto, oggi noi italiani siamo attirati da tutto ciò che luccica e fa casino e identifichiamo in questi oggetti la tecnologia. Parallelamente diffidiamo di tutto ciò che è davvero innovativo. Abbiamo l’atteggiamento del “mandiamo avanti gli altri” e infatti ormai siamo al fondo di tutte le classifiche legate all’argomento scienza.

Tanto per dire come siamo diventati: l’inventore dei reattori nucleari, Enrico Fermi, era italiano. E qual è l’unico Paese al mondo che ha decommissionato tutte le sue centrali nucleari?

Per saperne di più sull’antiscienza imperante oggi in Italia, consiglio la lettura di questo libro: “I nemici della scienza” di Silvano Fuso.

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