Il senso della parola decrescita

Per avere la speranza di evitare il triste futuro che ci aspetta, un modo ci sarebbe.

Dovremmo iniziare immediatamente, entro la fine dell’anno (il 2012), la costruzione di quattro centrali da quattro reattori l’una. Quanto meno di generazione III+.

I primi tre o quattro reattori dovrebbero entrare in esercizio entro la fine del 2016. Altri tre o quattro per la fine del 2019. Ancora altri tre o quattro per la fine del 2022 e tutti e sedici entro il 2025.

Solo così i ragazzi che oggi hanno intorno ai dieci anni non dovranno emigrare e avranno abbastanza energia per restare e rilanciare la ricerca qui da noi, che è l’unica cosa che garantisce un futuro a una popolazione.

Naturalmente questo non avverrà. Cosa ne sarà allora di questi ragazzi? Senza energia dovrebbero emigrare. Ho scritto “dovrebbero“, NON “dovranno“. Perché? Perché non potranno. Senza energia nel 2025 l’Italia sarà un Paese rurale, saremo tornati a fare gli agricoltori e forse a esportare un po’ di prodotti tessili, come all’inizio del ‘900. Lavoreremo da quindici a venti ore al giorno, stipati in capannoni come sardine e i diritti dei lavoratori saranno un ricordo.

Senza energia nel 2025 saremo come i tanto vituperati cinesi di oggi, o meglio, di ieri, perché la Cina sta cambiando rapidamente e ogni anno, grazie alla disponibilità di maggiore energia, milioni di contadini si stanno spostando nelle città.

Molti economisti oggi parlano di “decrescita“, e noi saremo l’unico Paese al mondo che la realizzerà davvero, mentre gli altri vedranno migliorare le loro condizioni di vita, noi presto dovremo cominciare a fare grandi rinunce.

L’automobile non sarà la prima, ci sveneremo prima di rinunciarvi, ma la bolletta elettrica sarà così salata che fra non molto saremo costretti a decidere cosa lasciare spento.

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