Farfalle mutate e vittime del nucleare

Leggevo questa notizia su delle mutazioni genetiche avvenute nelle farfalle di Fukushima. Naturalmente non c’è bisogno di dire (vero?) che è impensabile fare un confronto uno a uno con eventuali effetti sugli altri animali e sull’uomo.

Ma la parte del testo che mi dà spunto di riflessione è la frase conclusiva: “le radiazioni liberate dall’esplosione potrebbero provocare tra 15 e 1.300 morti e tra 24 e 2.500 casi di cancro“.

La fonte da cui l’autore trae questi numeri sembra essere questo articolo della rivista “Energy & Environmental Science”.

Se fossimo pessimisti e prendessimo per buona la stima peggiore, 1.300 morti, e se fossimo tanto pessimisti da considerare maligni tutti e 2.500 casi di cancro, avremmo 3.800 morti a seguito dell’incidente giapponese.

L’incidente di Chernobyl ha causato 65 decessi accertati e la stima dei casi totali è di 4.000.

Il disastro del Vajont, diga per centrale idroelettrica (energia rinnovabile e pulita) ha causato 1.918 morti (la pagina di Wikipedia dice “stimati”). Il disastro della diga di Banqiao (sempre per energia da fonte idroelettrica, rinnovabile e pulita) ha causato 26.000 (ventiseimila) morti (sempre stimati, ma con interi villaggi da contare come si fa a essere precisi? E poi i cinesi consideravano questo numero un segreto di stato, declassificato solo nel 2005).

E per le fonti fossili ci sono stati morti? Sì, ne elenco uno per tipo. 12.000 (dodicimila) a Londra in quattro giorni per il carbone. Da 500 a 600 in Messico per il gas. 299 (ufficiali, stimati circa 500) in Egitto per l’incendio di un oleodotto.

Qual è la conclusione? Che ogni tecnologia, ogni fonte di energia, ogni attività umana porta con sé una componente di rischio. Al contrario di quanto raccontano Grillo, Di Pietro, Travaglio e i cosiddetti ambientalisti, fra tutte le fonti di energia quella nucleare è quella che ha fatto meno vittime e di conseguenza è oggettivamente la più sicura.

Io capisco che si possa avere paura delle radiazioni perché non si presentano in una forma facilmente identificabile, non si presentano come un liquido denso e oleoso e non puzzano, ma l’arma contro la paura è la conoscenza.

Avremo modo di parlarne ancora…

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Sognando la California

Ieri ho letto questo post sul blog di Beppe Grillo, un comico che io come comico ho sempre apprezzato.

Fa riferimento ad una signora che sembra scrivere una lettera aperta al ministro Passera. Nell’articolo collegato si legge che “Corrado Passera ha individuato nell’energia l’interruttore per far ripartire la crescita“. Alleluja, almeno uno che l’ha capito c’è, che è l’energia l’unico vero motore della vita e che solo l’abbondanza di energia dà benessere.

La lettera della signora esprime con toni estremamente polemici tutta l’ignoranza che permea le faccende eneregetiche italiane e che Grillo e Casaleggio cavalcano sapientemente.

Oggi con le risorse interne copriamo il 10% del fabbisogno di combustibili fossili che usiamo per produrre elettricità. Potremmo arrivare al 20%, riducendo almeno un po’ il fatto di pagare la bolletta elettrica più cara del mondo.

La signora, e con lei Grillo, Casaleggio ed evidentemente i grillini, si oppongono. Meglio restare così.

O no? Ma no, in realtà tutta la combriccola offre come via d’uscita l’esempio della California, dove la signora ci informa che il 20% della sua produzione è realizzato con fonti di energia rinnovabili.

Immagino che si riferisca ai loro immensi parchi eolici fra cui il più piccolo è il parco eolico di Alamont Pass, dimenticando solo qualche piccolo particolare. Innanzitutto che negli Stati Uniti c’è una certa quantità di zone desertiche, con una densità di popolazione bassissima e che in Italia piantare quasi 5000 (cinquemila !) pale eoliche (parlo sempre del parco piccolo) sarebbe un tantino complicato. Senza contare che anche avendo il posto in cui metterle sorgerebbero immediatamente dei comitati che si opporrebbero in nome del paesaggio, dei poveri uccelli migratori che dovrebbero fare lo slalom fra le pale e di qualche altro “ottimo motivo” che a me magari non verrebbe mai in mente. I nomi potrebbero andare da un “NO EOLICO A CASA MIA” o “EOLICO SI’ MA A CASA TUA” a un allusivo “FUORI DALLE PALE”, così, giusto per dare un’idea…

E gli ambientalisti non avrebbero nulla da dire? Quanto cemento ci vuole per costruire migliaia di pale eoliche? Per avere poi un’efficienza compresa fra il 40% e il 50%?

Dimenticavo: per vendere l’elettricità prodotta a un prezzo concorrenziale la società che ha costruito il piccolo parco eolico di cui sopra, la FloWind, è finita in bancarotta.

Quindi sì, signore e signori, quell’energia ci serve e raddoppiare l’estrazione di fonti nostrane aiuterebbe.

Va bene, cominciamo…

Non sono sicuro della frequenza con cui potrò scrivere, ma cercherò di essere costante.

Il tema principale, ma non sarà l’unico, è quello dell’energia. Ne abbiamo poca e ce ne serve tanta, tantissima…